La verità che rovina l'atmosfera: i Tarocchi sono un gioco da taverna
C'è una cosa che nessuno ti dice sui tarocchi, perché rovina l'atmosfera. Rovina la candela profumata, il panno di velluto viola e quella voce profonda del cartomante che annuncia solennemente che Mercurio è retrogrado.
Eccola qui: i Tarocchi sono nati come un gioco da taverna.
Lo sono sempre stati. Immagina la scena — e non è difficile, perché è documentata. Siamo nel Nord Italia, XV secolo. Una taverna. C’è quell'odore che tutti conosciamo: birra versata mai asciugata e uomini che lavorano sodo lavandosi raramente. C’è una candela al centro del tavolo, non per misticismo, ma perché l'elettricità non esiste ancora. Ed eccoli lì, intorno a un pesante tavolo di legno, a scommettere su un mazzo di "Trionfi" tutto quello che hanno. Che non è molto.
Soldi sul tavolo. Imprecazioni nell'aria.
Ecco come sono nati i Tarocchi. Non in un tempio egizio, né tra le mani di un sacerdote che custodisce i segreti dell'universo. Nascono nelle corti dell'Italia rinascimentale come passatempo per la nobiltà — i famosi mazzi miniati dei Visconti e degli Sforza — ma non appena la stampa a blocchi ne rese la produzione economica, il gioco fece quello che ogni lusso fa quando diventa accessibile: scese in strada. Andò dritto al popolo. Nelle taverne, nei vicoli, su tavoli dove il destino di un uomo non era deciso dalle stelle, ma dalla carta che teneva in mano.
Ed era una cosa maledettamente seria. Tra il XV e il XVII secolo, gli uomini perdevano vestiti, cavalli, proprietà e dignità nei giochi di carte. I tarocchi erano in mezzo a tutto questo, "innocenti" come una wild card in un mazzo di poker.
Le autorità cercarono di vietarli? Ovviamente sì. È quello che fanno le autorità quando la gente comune si diverte troppo (e perde troppi soldi). Berna li proibì nel 1367 (riferendosi alle carte in generale), Firenze li regolamentò, Parigi e Barcellona fecero lo stesso. Ma non funzionò mai. Vietare il gioco d'azzardo nelle taverne è una delle battaglie più costantemente perse nella storia umana.
Con l'avvento della stampa, i tarocchi esplosero. Centinaia di migliaia di mazzi all'anno raggiunsero le mani di persone che non avevano mai sentito parlare di un Arcanum, della Cabala o di un pianeta in posizione sfavorevole. Il XVIII secolo segnò l'apice: i tarocchi erano il gioco più popolare d'Europa, il poker dei suoi tempi, la base stessa della socialità da taverna.
L'idea mistica arrivò solo dopo. Tutto cambiò nel 1781, quando un francese di nome Antoine Court de Gébelin guardò le carte, non capì nulla delle regole del gioco e concluse arbitrariamente che fossero un libro sacro dell'antico Egitto. L'Europa dell'epoca era ossessionata dall'esotismo egizio; nessuno chiese prove. La fantasia divenne realtà, e il gioco si trasformò in rito.
Ma la verità storica è più semplice e, a suo modo, più bella: per secoli, mentre i filosofi discutevano sul significato dell'universo, le persone comuni facevano quello che fanno ancora oggi: bevevano birra e giocavano a carte con amici i cui nomi sarebbero rimasti impressi solo nei racconti sbiaditi dal tempo.
Il sacro è sempre stato più vicino alla taverna che al tempio. Senza il popolo che per secoli ha tenuto in mano quelle carte per gioco, Gébelin non le avrebbe mai viste, e oggi non avremmo nessun mistero da svelare.
Fonti e Bibliografia Essenziale
Isabelle Nadolny — Histoire du Tarot. Un riferimento chiave sulla traiettoria storica dei Tarocchi, dalle origini ludiche alla trasformazione esoterica.
Michael Dummett — The Game of Tarot (1980). Lo studio più completo mai condotto; Dummett, filosofo di Oxford, ha tracciato l'origine dei tarocchi esclusivamente come gioco di carte.
Michael Dummett & John McLeod — A History of Games Played with the Tarot Pack (2004). Analisi dettagliata delle varianti regionali del gioco in Europa.
Thierry Depaulis — Ricercatore e storico delle carte da gioco, i suoi studi documentano la produzione di massa e i divieti medievali e rinascimentali.
Ross Caldwell — Storico indipendente esperto nelle prime registrazioni scritte dei tarocchi nell'Italia del Quattrocento.
Giordano Berti & Tiziana Murari — Tarocchi: Arte e Magia (1994). Analisi dei mazzi originali e delle commissioni nobiliari milanesi.
Sermones de Ludo Cum Aliis — Manoscritto del 1450 circa, uno dei documenti più antichi che menzionano i tarocchi (allora chiamati ludus triumphorum) nel contesto del gioco e della condanna morale.

Commenti
Posta un commento