Il Tarocco parla davvero all’inconscio? Un malinteso comune
Nella tarologia contemporanea, è quasi impossibile leggere un libro o seguire una formazione senza imbattersi nella parola "inconscio"
L'ipotesi proposta da Simon Ferandou è netta: i simboli del Tarocco non parlano affatto all'inconscio umano
1. La natura del simbolo: un sistema per il conscio
Un simbolo è, per definizione, un segno che rimanda a un'idea
L'esempio del numero 7: Se vedete il segno "7" senza conoscerne la convenzione culturale, potreste scambiarlo per una piccola zappa
. Mancanza di intuizione: L'inconscio non suggerisce magicamente il valore numerico; senza l'apprendimento, la probabilità di indovinare il significato corretto è quasi nulla
. Il simbolo come "trasporto": Il simbolo è una metafora (dal greco metaphorá), ovvero un sistema di trasporto del senso che avviene esclusivamente nel conscio
.
2. Ispirazione vs Simbolismo
È fondamentale distinguere il funzionamento di un simbolo dai fenomeni di ispirazione o proiezione
3. Il caso storico dell'Appeso
La storia dei Tarocchi ci offre una prova concreta di questo limite
Tuttavia, le ricerche storiche rivelano che nel XV secolo la chiave di lettura originale era ben diversa:
Il Traditore: Documenti storici indicano che nella cultura nord-italiana del 1450, l'immagine rappresentava la trahison (il tradimento)
. Amnesia collettiva: Quando nel XVI secolo questa chiave di lettura è andata perduta, l'inconscio non ha "salvato" il significato originale
. Invenzioni moderne: Senza la reale chiave di lettura, i tarologi hanno iniziato a proiettare sulla figura interpretazioni soggettive e fantasiose, confondendo la propria ispirazione con il reale significato del simbolo
.
Conclusione: recuperare le chiavi di lettura
Il simbolo funziona da conscio a conscio
Grazie al lavoro degli storici, possiamo oggi recuperare alcuni di questi significati originari

Commenti
Posta un commento